Emma Irene Åström: un’icona delle lotte femminili del grande Nord

Emma Irene Åström (1847-1934) è stata la prima donna finlandese a laurearsi nel 1882 all’Università di Helsinki, in quella che all’epoca era chiamata Università dello zar Alessandro I. Dottoressa in Filosofia, Åström divenne presto un’icona per le lotte femminili all’interno dei circoli finno svedesi della capitale tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Il suo mito resiste ancora oggi.

«Non converrebbe definirmi una pioniera, perché non ho mai voluto esserlo consapevolmente» aveva dichiarato in un’intervista a un giornale dell’epoca Åström, la quale, riguardando il proprio cammino, riteneva di aver realizzato solo i propri sogni e interessi personali.

emma_irene_astrom_unicona_delle_lotte_femminili_nel_grande_nordEmma Irene nasce in una famiglia molto povera di Taivassalo, comune della Finlandia occidentale con alta maggioranza di parlanti svedesi. Iniziò i suoi studi in un collegio di lingua svedese per insegnanti, dove si specializzò in latino e filosofia, diede presto prova della sua intelligenza così ottenne la protezione del rettore Cygnaeus che, visti i problemi economici della famiglia di Emma, le fece da tutore. Spinta da un docente di matematica, tentò i test di ammissione universitari, divenendo poi, nel 1882, la prima donna a laurearsi in Finlandia. Dopo quel titolo, lavorò come insegnante di finlandese, svedese e storia prima a Helsinki poi a Tammisaari fino al 1912.

Dopo la laurea, Emma Irene avrebbe voluto proseguire i suoi studi, ma i tempi forse erano prematuri e inoltre, costretta a doversi occupare del mantenimento della famiglia, i suoi desideri non si concretizzarono. In una delle più celebri biografie scritte su di lei da Takolander (1922) si riporta un suo ricordo molto significativo:

«Durante un’estate trascorsa sulle isole Åland ho definitivamente realizzato di dover rinunciare all’idea di continuare l’università. All’inizio mi sono sentita apatica, svogliata e stanca, tant’è che ho dovuto trascorrere sdraiata gran parte delle mie giornate. Mi pareva di essermi trasformata in una povera creaturina storpia che aveva perduto braccia e gambe, o in un albero a cui erano stati recisi tutti i rami. Era come se fossi morta internamente e vagassi e aleggiassi intorno alla mia tomba. Parlavo di Emma Irene alla terza persona. Ancora oggi lo faccio spesso. Era come se il mio essere si fosse diviso in due. A volte avevo la sensazione che Emma si aggirasse e respirasse in questo mondo ma che Irene, invece, fosse morta».

Nel 1927 Emma Irene Åström fu insignita del dottorato honoris causa all’Università di Helsinki.

Helsinki ancora oggi è una città universitaria, lo dimostrano il campus collocato proprio nel centro cittadino e la miriade di studenti fuori sede che popolano la città. Se Emma Irene fosse nata una cinquantina di anni prima la possibilità di studiare le sarebbe stata categoricamente negata. L’eccezionalità del suo percorso è data innanzitutto proprio dal suo essere del tutto inedito. Ripercorrendo le tappe principali del cammino per il diritto all’istruzione universitaria femminile in Finlandia, si segnala che fino all’Ottocento le donne dell’Università di Helsinki erano principalmente allegorie e simboli, scolpite nel marmo e rappresentate sulle tele che ornavano i corridoi dell’ateneo. In Finlandia fu concessa alle donne la possibilità di diplomarsi e accedere agli studi universitari nel 1870, dopo Svizzera e Germania. All’epoca serviva un permesso speciale da parte dello zar che esonerava la donna da quelli che consessi di esaminatori maschili giudicavano “limiti imposti dalla natura femminile”.

Malgrado ciò si registra che sin dal 1880 le lezioni universitarie fossero aperte a tutti e che prendervi parte fosse uno dei passatempi preferiti delle dame borghesi dell’epoca. Documenti d’archivio inoltre testimoniano come la maggior parte delle studentesse universitarie di quei primi anni fossero nubili. Lo studio e la famiglia erano giudicate due realtà inconciliabili e nel 1891 delle quarantaquattro donne immatricolate solo quattro di loro erano sposate. Nel 1901 l’ammissione a seguito di un permesso fu abolita e alle donne venne concessa la possibilità di accedere secondo le cosiddette “modalità maschili”.

All’epoca, tuttavia, la casa e la famiglia sono ancora giudicate le sedi predilette della donna. Emma Irene Åström, pioniera forse involontaria ma senz’altro destinata a diventare e a rimanere nel tempo un’icona per molte donne, infatti non si sposò mai e dedicò tutta la sua vita allo studio e all’insegnamento. Con il suo esempio ha aperto la strada a un percorso di ascesa inarrestabile della componente femminile nel mondo accademico finlandese.

Emma Irene Åström, un’icona delle lotte femminili nel grande NordNel 1908, il 21,4% degli studenti era rappresentato da donne. Durante il periodo della seconda guerra mondiale la loro presenza crebbe ancor di più, e nel 1943 il 65,2% degli immatricolati era rappresentato da donne. Tornati dal fronte, gli uomini provarono a riprendersi i “loro” spazi, e nell’immaginario sociale si cristallizzarono ambiti di studio comunemente considerati più “maschili”, come giurisprudenza. Più adatti alle donne perché “naturalmente femminili” erano invece la storia, la filosofia, la linguistica, la medicina.

In quegli anni aumentano i matrimoni tra gli studenti e dibattiti su come gestire e conciliare famiglia e vita accademica divennero di primo piano. Nel 1948 a pochi passi dalla sede centrale dell’università nacque il primo asilo per genitori studenti ed esiste ancora oggi.

L’istruzione si può senza dubbio considerare ancora oggi il canale principe che ha portato le donne del paese dei mille laghi ad assumere la posizione che oggi rivestono.

Se tra i banchi universitari la parità uomo-donna ha visto un’ascesa progressiva che ha portato a una situazione attuale di quasi totale uguaglianza, ben diverso è invece quanto accade dietro le cattedre.

Anche se il numero di studentesse è altissimo, lo stesso non si può affermare per quanto riguarda il personale, specialmente per le cariche più alte il numero delle donne è alquanto esiguo. La percentuale di donne tra i professori è di certo aumentato nel corso degli anni, ma la sua crescita è stata particolarmente lenta.  Nel 2005 la percentuale di professoresse era solo del 25,2 %, mentre quella di donne che nello stesso anno hanno terminato il dottorato di ricerca era del 59 %.

Secondo un articolo apparso all’inizio di marzo sul quotidiano economico finlandese Talouselämä, in Finlandia concludono annualmente il dottorato 1.800 persone, di cui la metà sono donne. Eppure solo il 25% delle donne ottiene l’incarico di professoressa, il ruolo più alto in grado nella scala accademica finlandese. Inoltre, tra le 15 università sparse nel Paese, solo 5 hanno un rettore donna.

Una situazione senz’altro poco lusinghiera per un Paese dove la parità raggiunge livelli molto alti, soprattutto rispetto a paesi come l’Italia ma ciò rende chiaro come nell’ambiente accademico europeo ci sia ancora molto da cambiare.

Emma Irene Åström ha lasciato dietro di sé un’eredità da raccogliere. Icona per le lotte per l’emancipazione femminile nel Nord, è un personaggio tutto da scoprire e riscoprire che se riletto in chiave contemporanea ci ricorda che talvolta semplici scelte individuali, che non hanno la pretesa di cambiare il mondo, finiscono invece per farlo. Su di lei e la sua vita esistono numerose biografie in svedese e a lei si è ispirato il maestro della letteratura finlandese Topelius per realizzare la protagonista di uno dei suoi romanzi, Tähtien turvatit (Salvaguardati dalle stelle, inedito in Italia).

Quest’articolo è stato pubblicato il 06/08/2015 sul portale sulromanzo.it