finlandia e oltre

La Finlandia mi affascina. Mi piace perché, come qualcuno ha detto, «sa di boschi e di terra.» Mi piace il paesaggio. Dice una strofa dell’inno nazionale: «La nostra patria è povera e lo sarà sempre per chi le domanda oro. Ma noi l’amiamo così com’è. Con le sue lande, le sue rupi, le sue scogliere.»
Capisco la suggestione che esercita, e condivido l’avventura di quegli italiani che, nell’Ottocento, venivano quassù a cercare l’ultima Thule, o il pane, o i segreti di gente tanto diversa.
[…]

Una saga parla di un angelo che trasportava un grande recipiente pieno d’acqua, inciampò in una stella e versò tutto sulla Finlandia: così si formarono decine di migliaia di laghi,scintillanti, gelidi e misteriosi. […]

«La Finlandia» ha detto il poeta Paavo Haavikko, «è una lingua.» Dura, impenetrabile, che assomiglia a quella degli ungari e dei mongoli. […] Si discute delle origini del popolo: chi lo fa arrivare dall’Asia Centrale, o dalla Russia europea, o dalla regione baltica.
Certo, sono inconfondibili: il loro carattere, e anche le condizioni del posto, li distingue da tutti gli altri scandinavi. La Norvegia è vicina, ma la mentalità è la struttura di Stoccolma ricorda più New York che Helsinki.[…]

Nel vetro, nella porcellana, nell’abete lavorato, nei prodigi del design, c’è la semplice purezza, l’autentico, il vero. Diceva Gorkij: «Il paese intero, come il racconto di una volta, è vigoroso, bello, originale

Enzo Biagi, Scandinavia, Rizzoli, 1977

 

 

 

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