La Nota del Traduttore: intervista

Intervista apparsa nel dicembre 2015 su La Nota del Traduttore.it

di Dori Agrosì

Qual è stato il percorso che ti ha portata a dedicarti alla lingua finlandese?

Terminato il liceo desideravo fortemente andare a studiare all’estero. Ho cominciato la mia formazione accademica a Napoli, all’Università L’Orientale dove ho studiato lingua e letteratura russa e finlandese. Avevo scelto la prima per il mio amore per i romanzi di Tolstoj e Dostoevskij, la seconda per pura e semplice curiosità. Il finlandese è una lingua complicatissima, mi dicevano, e le sfide mi sono sempre piaciute. Nel 2004 ho vinto una borsa di studio del CIMO per la mobilità internazionale nel seguire un corso di lingua all’Università di Jyväskylä. L’impatto con il sistema universitario finlandese mi ha folgorata ed è stato allora che ho deciso di trasferirmi. In Finlandia l’università si regge su principi completamente diversi dai nostri, lo studio è a carattere seminariale e il rapporto con i professori è basato su uguaglianza, parità, benessere condiviso. Quindi, facendo un vero e proprio salto nel buio nell’autunno seguente mi sono trasferita a Helsinki, ho studiato per l’esame di ammissione che mi richiedeva un livello di finlandese già piuttosto alto, e infine mi sono immatricolata all’Università di Helsinki. Qui ho studiato italianistica e lingua e letteratura finlandese e ho conseguito nel 2008 e nel 2010 i titoli di laurea triennale e magistrale.

Quanto ti sembra che sia diffusa la letteratura finlandese in Italia?

Facendo un banale calcolo sommario del numero di libri finlandesi pubblicati in Italia, direi non tantissimo ma neanche poco. La letteratura finlandese gode di un certo fascino e riscuote sempre più interesse sia da parte degli editori sia dei lettori, probabilmente segue la scia di un certo “gusto per il Nord”, sempre più esteso.
La Finlandia però non è la Svezia o la Norvegia o la Danimarca. Per cultura, identità, storia è assimilabile alla Scandinavia, ma in termini geografici o linguistici la Finlandia non è scandinava. È una realtà più complessa, più articolata e senz’altro con un effetto nella diffusione sul mercato editoriale italiano. Sono convinta che presto le cose cambieranno e i primi segni già si vedono. A livello internazionale la Finlandia ha fatto uno scatto in avanti nel 2014, quando è stata paese ospite alla fiera di Francoforte coniando il motto “Finnland. Cool.” e per il 2017, anniversario dei 100 anni dall’Indipendenza, le manifestazioni per celebrare la cultura e la letteratura finlandesi sono moltissime. Una tra tante, la Finlandia sarà paese ospite al Pisa Book Fest 2017.

Cosa significa oggi in Italia lavorare come traduttrice letteraria da una lingua come il finlandese?

È un lavoro affascinante ma ci sono degli ostacoli. Spesso un editore non ha i mezzi linguistici per valutare un libro direttamente e perciò deve affidarsi a un traduttore. Per questo è essenziale che tra i due soggetti si instauri un rapporto di fiducia, e questa cosa richiede tempo. Poi, sul piano pratico, il numero di pubblicazioni non è molto alto, non come per altre lingue, pertanto anche la quantità di lavoro per i traduttori dal finlandese è minore.
Dal mio punto di vista il problema di fondo però rimane sempre lo stesso, per tutte le lingue. Il lavoro del traduttore è sottostimato e non solo economicamente, solo un vero cambio di prospettiva culturale potrà davvero cambiare le cose. E in queste dinamiche spesso assurde, quale sia la combinazione linguistica forse conta poco.

Quali consigli vuoi dare a chi intraprende lo studio di questa lingua?

Il finlandese non è una lingua indoeuropea ma è di ceppo ugrofinnico. È agglutinante, non ha articoli e preposizioni ma suffissi aggiunti a un tema che esprimono i rapporti grammaticali. Ha ben quindici casi nominali, più suffissi enclitici e possessivi. Non ha genere, non ha il tempo futuro né il modo congiuntivo. E qui mi fermo perché se approfondissi tutte le sue caratteristiche, decimerei il numero di possibili interessati. Studiare finlandese non è per niente una passeggiata, anzi, ma è una lingua con una sua logica, almeno per me, basta semplicemente trovarla…
Per orientamento personale evito di dare consigli (come diceva de André “… si sa che la gente dà buoni consigli se non può dare cattivo esempio”) quindi mi limiterò a dire che a prescindere da quale sia la lingua che si vuole imparare, quello che serve sono pazienza, umiltà, voglia di mettersi in gioco.

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